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Ed Kemper – Il serial killer delle studentesse

Ed Kemper nella foto segnaletica.

“Per baciarla dovrei prima ucciderla” così Ed Kemper rispose a  una delle sue sorelle che gli chiedeva come mai, cotto dell’insegnante, non l’avesse mai baciata. Edmund Emil Kemper III, nato a Burbank, California, il 18 dicembre 1948, ha avuto quella che, a tutti gli effetti, si può definire un’infanzia difficile.

Sua madre, Clarnell, è stata descritta come una donna petulante e alcolizzata che, di tanto in tanto, rinchiudeva Ed in uno stanzino se il figlio non raggiungeva gli obiettivi che lei aveva fissato (in realtà pare fosse spaventata dall’idea che Ed potesse violentare la sorellina). Edmund era un ragazzino timido e arrabbiato che preferiva seviziare animali piuttosto che giocare con i coetanei.
La violenza sugli animali fa parte della triade di McDonald (enuresi notturna, violenza sugli animali, appunto, e piromania) in merito alla vita dei serial killer. Ed Kemper non fa eccezione anche se in effetti non sembra ci siano episodi di piromania, ma McDonald ha fatto sapere che, in qualche caso, la “triade” è solo accennata, oppure nessuno si è accorto del crimine commesso dall’adolescente.
Ed viveva con la mamma e le due sorelle (una minore e una maggiore di lui) poiché i genitori si erano separati nel 1957. Quando la madre non riuscì più a tollerare i suoi comportamenti lo spedì a vivere con Ed jr. Convivenza che durò praticamente niente, dato che il ragazzino fuggì e, a quel punto, fu affidato alle cure dei nonni paterni: le sue prime vittime umane.
L’uccisione dei nonni

Era un giorno di fine agosto del 1964 quando, nel ranch di North Fork, il 14enne Edmund imbracciò un fucile calibro .22 e sparò alla nonna che stava seduta in cucina. Poi si accanì sul cadavere con un coltello e, quando rincasò, sparò anche al nonno. A quel punto chiamò sua madre per dirle di chiamare la polizia.
Interrogato disse semplicemente che voleva sapere “come ci si sentiva ad ammazzare la nonna” e che aveva sparato anche al nonno perché “si sarebbe arrabbiato per via della storia della nonna”. Fu rinchiuso in un ospedale psichiatrico dove non solo divenne amico dello psicologo di turno, ma fu nominato suo assistente.
Di nuovo libero

Cinque anni dopo fu rilasciato (con parere contrario da parte degli psichiatri). Ufficialmente era la madre a doversi prendere cura del 21enne Ed che, nel frattempo, era diventato un ragazzone alto due metri (per 130 chili di peso). I due si stabilirono a Santa Cruz (California) una cittadina universitaria (dove già era attivo un altro serial killer, Herbert Mullin). Ed faceva qualche lavoretto, ma per la maggior parte del tempo, studiava le sue prede: le studentesse.
Dava loro passaggi in auto, faceva il simpatico, le metteva a loro agio. Il 7 maggio 1972 fece salire sulla sua auto due ragazze di 18 anni, Mary Ann e Anita, guidò fino a una strada senza uscita, fermò il veicolo e le pugnalò entrambe, poi guidò fino a casa e nascose i due cadaveri nella sua stanza.
Le studentesse
Edmund era un necrofilo (lo aveva anticipato alla sorella parlando della cotta per l’insegnante). Dopo aver abusato dei corpi, averli sezionati, smembrati e fotografati, si stufò, li chiuse in un sacco e li seppellì, tranne le teste che invece furono gettate in un canyon. Una sorta analoga toccò, a settembre dello stesso anno, ad Aiko, una ragazzina di 15 anni. Ed la strozzò con le sue mani. Stuprò il cadavere e poi lo portò a casa.
Il giorno seguente aveva una visita con gli psichiatri, ci andò con la testa mozzata di Aiko in auto, i medici lo giudicarono “affidabile” ed Edmund poté guidare fino ai boschi per seppellire i poveri resti della 15enne. Il cooling off period di Kemper sembrava attestato sui quattro mesi. In gennaio, infatti, fu la volta di Cindy, un’altra studentessa. Morì con un colpo di pistola.
I cadaveri in casa e in giardino
Edmund portò poi il cadavere in camera sua, ci fece sesso e poi lo smembrò nella vasca da bagno. Difficile, naturalmente, credere che la madre non si fosse accorta di nulla (era lei, tra l’altro, che aveva scoperto i gatti morti negli armadi quando il figlio era più giovane). La testa di Cindy fu sepolta nel giardino di casa.
La polizia, ovviamente iniziò le indagini, ma nel frattempo Ed, a febbraio (il periodo di raffreddamento stava riducendosi), diede un passaggio alla 23enne Rosalind e ad  Alice. Anche loro furono uccise con un’arma da fuoco, portate a casa, violentate e decapitate. Mentre la polizia si avvicinava al sospetto, Ed decise che era venuto il momento di dare una dimostrazione di ciò di cui era capace.

La voglia di farsi conoscere

L’idea iniziale sembra fosse quella di ammazzare l’intero vicinato, ma alla fine se la prese “solo” con sua madre. La uccise a martellate, decapitò il cadavere e alla fine lo violentò. E a quel punto confessò tutto. Gli amici e i poliziotti non gli credettero e a momenti lo lasciarono andare.
Ma quando trovarono i resti delle vittime, grazie alle dettagliate spiegazioni di Ed, dovettero credere al giovane che stava loro dicendo che aveva ucciso sua madre perché gli pareva “giusto, per quanto si era lamentata e per quanto aveva urlato per tutti questi anni”.
Il giudice lo condannò all’ergastolo con la possibilità di uscire sulla parola, anche se Kemper aveva chiesto di “essere torturato a morte”. Per ora tutte le sue richieste di uscire dal carcere sono state rigettate. Dal 1987 registra libri per non udenti.

Categorie:serial killer
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