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Sparatorie a scuola – Brenda Spencer e gli altri

Brenda Ann Spencer, a sinistra al momento dell'arresto, a destra in una foto recente.

E’ del 27 febbraio la notizia che JT Lane uno studente della Chardon High School, a 30 miglia da Cleveland, Ohio, è andato a scuola armato con l’intenzione di fare una strage. E’ riuscito a sparare a cinque persone, ferendone quattro e uccidendone una. Tutti suoi compagni, secondo quando hanno chiarito le autorità.

Lane è stato fermato e sottoposto a interrogatorio. Il movente del suo gesto, per ora, non è stato chiarito. Ma pare avesse avvisato tutti quanti via Twitter il 25 febbraio che, due giorni dopo, avrebbe sparato ai suoi compagni. Il post non è stato preso in considerazione. Gli amici hanno detto che pensavano stesse scherzando anche perché JT è stato descritto come “un ragazzo gentile”.
Ma le sparatorie nelle scuole americane (e in qualche caso, europee) non sono un inedito, soprattutto dopo il film Bowling a Columbine di Michael Moore che ha descritto il massacro alla Columbine High School di Littleton, Colorado, quando il 20 aprile 1999 due studenti, Eric David Harris e Dylan Klebold, 18 e 17 anni, hanno ucciso 12 studenti e un professore prima di suicidarsi.

Columbine: contro i più popolari
Harris e Klebold hanno puntato soprattutto ai ragazzi e alle ragazze più popolari della scuola. Quello era il loro movente. Loro, considerati degli outsider, dei losers (dei perdenti), hanno deciso di farla pagare ad atleti e reginette del ballo. Non un granché, come movente, ma considerando la loro età e ciò che si sa sul bullismo non è del tutto fuori luogo pensare che per loro fosse ottimo.
Diverso il caso di Brenda Spencer, 16 anni, che alla fine degli anni Settanta è stata la prima studentessa a usare un’arma per uccidere altri studenti. Brenda era una ragazzina come tante, viveva a San Diego, California, con la famiglia e, tutti quanti, pare, erano appassionati di armi.

Il tiro al bersaglio
Lo era sicuramente Brenda che, nel garage, aveva un vero e proprio arsenale. Suo padre, Wallace, per Natale, le aveva regalato un fucile semiautomatico calibro .22 con mirino telescopico di precisione. Un mese dopo, il 29 gennaio 1979, Brenda si appostò a una delle finestre di casa sua con il fucile in mano. Guardò nel mirino e iniziò a sparare.
Di fronte, proprio dall’altra parte della strada, il preside della Cleveland Elementary School, Burton Wragg, 53 anni, stava per aprire il cancello per far entrare i bambini aiutato dal custode, il 56enne Michael Suchar. I bambini erano in fila, proprio come birilli, deve aver pensato Brenda che, difatti, iniziò a sparare.
Morti e feriti
Il preside non capì subito quello che stava succedendo, ma alcuni bambini caddero a terra feriti dai proiettili. Per metterne in salvo uno, Wragg, venne colpito e, a sua volta, Suchar che era a pochi metri, tentò di portare al riparo dei colpi sia il bambino che Wragg. Sia il preside che il custode morirono nella sparatoria.
Otto bambini e un ufficiale di polizia vennero feriti dai proiettili sparati con una certa precisione da Brenda che, dopo aver ucciso i due adulti, si barricò in casa. Aveva sparato qualcosa come una trentina di colpi e restò asserragliata tra le pareti domestiche per circa sette ore.

I don’t like Mondays

Quando la polizia riuscì a portarla fuori Brenda aveva un sorriso che esprimeva soddisfazione. Interrogata disse semplicemente che aveva fatto fuoco perché “I don’t like Mondays”, ovvero “non mi piace il lunedì”. A qualcuno, probabilmente, la frase sarà suonata familiare. Alla fine dello stesso anno, infatti, era una canzone cantata dai Boomtown Rats (e poi ripresa da molti altri).
La ragazza disse anche che guardare i bambini feriti l’aveva “fatta molto divertire”. Due testimoni, i fratelli Jeff e Kevin Karpiak, che erano tra i bambini su cui Brenda sparò, dissero in seguito che quel giorno cambiò le loro vite: il preside era stato colpito con precisione e così il custode.
Da 25 anni all’ergastolo
La spiegazione di Brenda, a differenza di quella offerta (per iscritto) da Harris e Klebold, sembra avere radici più nella patologia psichiatrica che in un disagio oggettivo. Brenda, infatti, non sembrava aver voluto dare una lezione ai ragazzini o agli adulti, semplicemente aveva usato il regalo di Natale. Inoltre pare soffrisse di epilessia oltre che di depressione.

Fu giudicata, per il suo crimine, come un’adulta e fu condannata a una pena da 25 anni all’ergastolo. Nel 1999 ha fatto domanda per ottenere la libertà sulla parola, ma alla commissione giudicante disse che “avevo chiesto una radio e lui (suo padre) mi regalò un fucile, era come se volesse che mi uccidessi”.
Naturalmente la commissione le negò (per quattro volte, a distanza di anni) la possibilità di uscire dal carcere giudicandola ancora troppo pericolosa per sé e per gli altri. Brenda Spencer potrà fare di nuovo richiesta nel 2019. Fino a quell’anno dovrà restare in carcere.
Categorie:crimini
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