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Andrei Chikatilo: un mostro normale

Andrei Chikatilo in carcere.

Nato nel 1936 Andrei Chikatilo inizia la sua carriera omicida nel 1978, ma nessuno se ne accorse per molti, moltissimi anni. Andrei aveva avuto un’infanzia piuttosto tragica. Un suo fratello, secondo il racconto che sua madre gli aveva fatto imparare a memoria, era stato mangiato dai vicini di casa durante la carestia degli anni Trenta.

Nessuno sa se la storia sia vera, ma il piccolo Andrei non mise in dubbio le parole di mamma e crebbe con questo spettro nella mente. Cosa che, però, non gli impedì di laurearsi, sposarsi e avere due figli. Chi lo conosceva diceva che era un uomo mite, sereno e normale. Pochi erano a conoscenza del suo lato oscuro.
Il viaggio da casa al lavoro e ritorno
Pare anche che in pochi fecero caso al fatto che Chikatilo venne licenziato (era sorvegliante di alloggi) per aver molestato degli studenti. Trovò un altro lavoro in una fabbrica e iniziò a spostarsi parecchio. Il lavoro, infatti, era piuttosto lontano da casa e per raggiungerlo era necessario prendere diversi bus.
E’ stato dimostrato da studi e ricerche che i serial killer, in genere, sono persone che, in genere, hanno la possibilità di viaggiare (vuoi perché non hanno legami, vuoi perché il lavoro li porta a muoversi), infatti, tra i serial killer molti sono camionisti, altri agenti di commercio ed è proprio lungo il percorso se seminano terrore e sangue.
In agguato alle stazioni dei bus
Fu proprio in occasione di questi viaggi che commise il suo primo omicidio. Era il 22 dicembre 1978. Uccise una bambina di nove anni dopo averla violentata e strangolata. La colpì poi con un coltello ripetutamente e infine la gettò nel fiume Grushevka. Di quell’omicidio, anche se Chikatilo venne fermato come persona sospetta, venne accusato Alexander Kravchenko.
L’allora regime era certo di avere in mano la persona giusta, inoltre era ansioso di mettere a tacere storie che avevano molto più a che fare con la corruzione del capitalismo che con il sano modo di vivere comunista e, in men che non si dica, giustiziò il colpevole. Solo che, tre anni dopo, i delitti ricominciarono e proseguirono per nove anni.
La gente, nonostante le direttive della polizia fossero di non dare notizie, iniziò a preoccuparsi e qualcuno soprannominò l’oscuro mietitore seriale “Lo Squartatore di Rostov“. Le vittime erano donne e bambini di ambo i sessi. Tutte erano state selvaggiamente pugnalate al viso. In alcuni casi il killer le aveva mutilate cosa che fece sorgere dei sospetti in merito al cannibalismo.
La conta delle vittime
Chikatilo fu fermato una seconda volta, ma era iscritto al partito e i suoi compagni intervennero in suo favore dicendo che nei suoi confronti era in atto una vera e propria persecuzione. Si arrivò così al 1990 quando Chikatilo fu fermato (ma non arrestato) a una stazione di bus (era proprio sul tragitto casa-lavoro, lavoro-casa che le vittime venivano trovate) con il viso e le mani imbrattati di sangue.
Due settimane dopo il suo fermo fu scoperta nelle vicinanze della stazione un’altra vittima (la 55esima) e a quel punto Chikatilo venne arrestato. Dopo un lungo interrogatorio portò le autorità a scoprire i luoghi di sepoltura delle sue “prede”. Terminata la triste conta, la polizia lo accusò di 53 omicidi, ma non di cannibalismo, infatti Chikatilo disse che non si era mai cibato di carne umana.
I dubbi sulla sua affermazione restano (più che altro perché disse di aver forse assaggiato qualche organo interno). A Chikatilo fu anche chiesto dalle autorità di ripetere, su dei manichini, le torture inflitte alle vittime. Il serial killer venne infine condannato alla pena di morte. Il 15 febbraio 1994 l’allora presidente Boris Yeltsin respinse un appello di clemenza e Chikatilo fu giustiziato quello stesso giorno. Con tante scuse da parte del governo alla famiglia di Alexander Kruvchenko.
Categorie:serial killer
  1. sisterdeath
    30 agosto 2013 alle 15:15

    Confesso che da appassionata della materia (psichiatria criminale) mi sono letta tutti i post a tema serial killer. Peccato che non ho trovato albert fish, secondo me, in assoluto la mente più oscura di questi ultimi 3 secoli.

    • 30 agosto 2013 alle 15:19

      Beh, intanto grazie per il tempo e la pazienza che hai dedicato alla lettura!
      Albert Fish è una figura davvero scura. Se non ricordo male disse ai genitori della piccola che rapì e uccise che era molto buona, cucinata come l’aveva cucinata.
      Dato che hai dedicato tutto questo tempo a tutticrimini, il minimo è un post, a breve, su Albert Fish.
      :) Sperando che sia all’altezza (e chiedendo venia in anticipo se non dovesse esserlo).

      • sisterdeath
        30 agosto 2013 alle 15:22

        Se lo scriverai come hai scritto gli altri, non ho dubbi che lo sarà! :)

      • 30 agosto 2013 alle 15:23

        Giuro che farò il possibile! :) Se sei su Facebook ci sono (con nome e cognome) e mi farebbe piacere averti tra gli amici. :)

  2. sisterdeath
    30 agosto 2013 alle 14:49

    Chikatilo è in assoluto secondo me uno dei serial killer più interessanti. La sua era un personalità estremamente complessa. E’ vero che poichi tengono conto delle sue accuse di abuso, ma è anche vero che un pedofilo non necessariamente è un predatore sessuale e un predatore sessuale non è necessariamente un’assassino seriale. La domanda che io mi pongo da tempo, non è cosa l’ha portato a diventare un’assassino, ma cosa ha fatto si che lui trattenesse i suoi impulsi per più di 40 anni! Purtroppo il contesto politico ha impedito uno studio approfondito della mente di questa persona, ma rimane, secondo me, uno dei grandi enigmi irrosolti della psichiatria criminale.

    • 30 agosto 2013 alle 14:53

      Ciao sisterdeath, immagino tu abbia davvero centrato il problema: il contesto politico.
      Si sa davvero poco dei killer seriali dei paesi dell’ex Unione Sovietica, così come si sa poco dei cinesi e dei giapponesi.
      Ma credo che davvero Chikatilo, se studiato, studiato a dovere, sarebbe stato davvero un caso interessante. E, soprattutto, utile per comprendere meccanismi che, ai più, restano, come dici tu, un enigma.
      Grazie per essere passata (anche) di qui!

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